{"id":835,"date":"2022-02-15T18:16:27","date_gmt":"2022-02-15T17:16:27","guid":{"rendered":"https:\/\/inchieste.quotidiano.net\/manipulite\/?page_id=835"},"modified":"2022-03-17T11:11:49","modified_gmt":"2022-03-17T10:11:49","slug":"il-crollo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/inchieste.quotidiano.net\/manipulite\/il-crollo\/","title":{"rendered":"Il crollo"},"content":{"rendered":"
[vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” css=”.vc_custom_1647511858391{background-image: url(https:\/\/inchieste.quotidiano.net\/manipulite\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2022\/03\/Mani-Pulite-copertine3-1.jpg?id=1020) !important;background-position: center !important;background-repeat: no-repeat !important;background-size: cover !important;}” z_index=”” el_class=”fullwidth-box” background_image=”686″][vc_column][vc_empty_space height=”64px” el_class=”header-image-space”][vc_column_text]<\/p>\n
[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” z_index=”” el_class=”inline-menu”][vc_column][vc_raw_html]JTVCbWVudSUyMG5hbWUlM0QlMjJNYW5pUHVsaXRlJTIyJTVE[\/vc_raw_html][\/vc_column][\/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”grid” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” z_index=””][vc_column][vc_empty_space][vc_row_inner row_type=”row” type=”grid” text_align=”left” css_animation=”” el_class=”accordion-indice-articoli”][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”2\/3″][vc_empty_space]
[\/vc_column_text] <\/div>\n<\/div><\/div>[\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][vc_empty_space][vc_empty_space][vc_separator type=”normal”][\/vc_column][\/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” el_id=”Tangentopoli-spiegata-a-chi-non-c-era” z_index=””][vc_column][vc_row_inner row_type=”row” type=”grid” text_align=”left” css_animation=””][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”2\/3″][vc_empty_space][vc_column_text]<\/p>\n
[\/vc_column_text][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]<\/p>\n
di Mario Consani<\/p>\n
[\/vc_column_text][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]Sette milioni di lire. Oggi sarebbero pi\u00f9 o meno 6 mila euro, un po\u2019 poco per far crollare un intero sistema politico.<\/strong> Eppure, in teoria tutto cominci\u00f2 cos\u00ec, con una mazzetta da sette milioni incassata dal socialista Mario Chiesa nel suo ufficio di presidente del Pio Albergo Trivulzio, con i carabinieri che entrano e lo trovano cos\u00ec (\u00abcon le mani nella marmellata\u00bb dir\u00e0 il pm Antonio Di Pietro ancora sconosciuto), l\u2019arresto per concussione, il via all\u2019inchiesta che diventer\u00e0 Mani pulite, il primo scorcio su Tangentopoli.<\/span><\/p>\n <\/p>\n Trent\u2019anni fa il 17 febbraio 1992, secolo scorso.<\/strong> In realt\u00e0, pi\u00f9 che l\u2019avvio dell\u2019indagine quella fu la goccia che fece traboccare il vaso di un sistema in vigore da decenni dove ogni appalto, incarico, licenza, concessione aveva un prezzo, una pratica \u00a0divenuta ormai \u00a0insopportabile per\u00a0un\u2019Italia in profonda crisi economica ma uscita dalle logiche della guerra fredda e ansiosa di cambiamenti.<\/span>[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=”810″ img_size=”full” qode_css_animation=”” qode_hover_animation=”zoom_in”][vc_empty_space][vc_column_text]Cos\u00ec tre settimane dopo quel 17 febbraio bast\u00f2 un termine, \u00abmariuolo\u00bb, con cui il leader del Psi Bettino Craxi battezz\u00f2 in un\u2019intervista Chiesa a volerlo indicare come l\u2019unica mela marcia del cesto, per far s\u00ec che in carcere l\u2019ingegnere cresciuto a Quarto Oggiaro ritrovasse memoria e parola iniziando a raccontare quello che sapeva. <\/span><\/p>\n <\/p>\n Bast\u00f2 perch\u00e9 di l\u00ec a pochi mesi l\u2019effetto a catena degli arresti, delle confessioni e delle successive scarcerazioni di imprenditori, manager e funzionari di stato, persino di qualche politico, contribuisse a demolire una Prima Repubblica<\/strong> – fondata sui partiti di governo Dc, Psi, Pri, Psdi, Pli, tutti \u00a0ora scomparsi – dove le mazzette e i finanziamenti (illeciti perch\u00e9 non dichiarati) avevano di fatto alimentato l\u2019 intero sistema democratico. E l\u2019ex Pci che dopo il crollo del comunismo aveva cambiato nome in Pds? A Milano colpito anche quello, a livello nazionale meno perch\u00e9 al tavolo della spartizione si faceva \u201cpagare\u201c pi\u00f9 che con i soldi con lavori e appalti assegnati alle sue cooperative (che poi erano generose con il partito, le sue feste e il suo giornale).<\/span><\/p>\n <\/p>\n Cos\u00ec, quella stessa Italia atterrita dalla mafia che uccideva Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, magistrati che della lotta alle cosche erano diventati loro malgrado simboli, sembr\u00f2 esaltarsi nell\u2019assistere incredula alla caduta, uno dopo l\u2019altro perch\u00e9 \u00abraggiunti da avviso di garanzia\u00bb, degli uomini politici che aveva sempre visto al potere. E quel pm molisano dallo sguardo sveglio e abile con i computer (grande novit\u00e0) divent\u00f2 in poco tempo una specie di cavaliere senza macchia e senza peccato capace di distruggere la corruzione. Non poteva finire cos\u00ec, naturalmente, per\u00f2 l\u2019inchiesta Mani pulite nel giro di un paio d\u2019anni fece finire sul banco degli imputati (poi condannati) i leader dei partiti storici<\/strong> – oltre a Craxi il dc Arnaldo Forlani, il repubblicano Giorgio La Malfa, il socialdemocratico Carlo Vizzini, il liberale Renato Altissimo e persino il leghista Umberto Bossi – scoperchiando un pentolone fatto realmente di favori, appalti e mazzette.<\/span><\/p>\n <\/p>\n I social non esistevano (c\u2019era il “popolo dei fax” che manifestava anche in strada a fianco dei magistrati) ma furono in milioni, quasi quanti per una partita della Nazionale di calcio, a seguire in tiv\u00f9 il processo Cusani<\/strong> in cui i politici sfilavano in aula sotto gli occhi delle telecamere. Da l\u00ec – e dal crollo del sistema – all\u2019avvio della “Seconda Repubblica” dopo la discesa in campo di Silvio Berlusconi, il passo sar\u00e0 breve. Poi per\u00f2, appena il tempo che \u00a0i pm mandino \u00abl\u2019avviso di garanzia\u00bb anche a lui, Berlusconi, e Di Pietro a sorpresa (ma non troppo) si dimetter\u00e0 dalla magistratura prima di diventare a sua volta un imputato (prosciolto) e quindi un politico. Ma questa \u00e8 gi\u00e0 un\u2019altra storia.\u00a0<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][vc_empty_space][\/vc_column][\/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” el_id=”Quando-i-magistrati-diventano-superstar” z_index=””][vc_column][vc_row_inner row_type=”row” type=”grid” text_align=”left” css_animation=””][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”2\/3″][vc_empty_space][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]<\/p>\n [\/vc_column_text][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]<\/p>\n di Cristiana Mariani<\/p>\n [\/vc_column_text][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]\u00abDi Pietro facci sognare\u00bb, \u00abL’impegno di Di Pietro sarebbe piaciuto a Leonardo Sciascia\u00bb, \u00abLa grande pulizia: lo scandalo che sconvolge l’Italia\u00bb: Tv Sorrisi e Canzoni<\/em>, Famiglia Cristiana<\/em> e Newsweek<\/em> titolavano cos\u00ec in prima pagina nel 1993. Tutti inneggiavano alla figura pi\u00f9 riconoscibile del pool di Mani Pulite: Antonio Di Pietro. Ma non solo sui giornali: anche per strada e persino sui muri si celebra il pubblico ministero e l’inchiesta su Tangentopoli.[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=”812″ img_size=”full” qode_css_animation=”” qode_hover_animation=”zoom_in”][vc_empty_space][vc_column_text]Per la prima volta, con Mani Pulite e gli arresti di politici e imprenditori che si susseguono praticamente in maniera quotidiana, i magistrati iniziano ad avere dei fan.<\/strong> E per la prima volta nell’opinione pubblica si fa largo un concetto che nel corso dei decenni assumer\u00e0 anche il significato di un certo qualunquismo e di disinteresse nei confronti della classe dirigente: i politici sono tutti ladri. Gi\u00e0, il concetto stigmatizzato nel film del 2017 “Come un gatto in tangenziale” del “E’ tutto un magna magna” \u00e8 nato negli italiani proprio all’inizio degli anni Novanta dopo l’arresto di Mario Chiesa e tutte le rivelazioni che sono seguite e che hanno dato vita proprio a Tangentopoli.<\/p>\n <\/p>\n Quella era un’Italia che arrivava dagli anni Ottanta, dagli anni di piombo<\/strong>, ma anche in quel preciso momento un’Italia che si stava asciugando le lacrime per la morte del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo, anch’ella magistrato, e degli agenti scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani: la strage di Capaci, 23 maggio 1992. Tre mesi e mezzo dopo l’arresto di Mario Chiesa per le tangenti del Pio Albergo Trivulzio. Lo Stato, agli occhi degli italiani, era diventato improvvisamente un’istituzione vulnerabile, fragile, piena di buchi. Un’istituzione rappresentata da un lato da un magistrato, Giovanni Falcone, che era cos\u00ec scomodo nel servire lo Stato da dover essere eliminato dalla criminalit\u00e0 e dall’altro da una classe politica che stava cos\u00ec comoda nelle proprie poltrone da decidere di usare lo Stato, e il denaro pubblico, a proprio piacimento.<\/p>\n <\/p>\n Ecco spiegato il motivo per il quale proprio con l’inchiesta giudiziaria di Mani Pulite l’opinione pubblica ha iniziato a prendere una posizione forte contro il mondo politico.<\/strong> E a favore della magistratura. Una magistratura vista come il “supereroe che punisce i cattivi” e che libera l’Italia dalla corruzione. Una magistratura che perde progressivamente la toga e indossa sempre di pi\u00f9 gli abiti di scena. Gli italiani vogliono vedere i protagonisti di Mani Pulite, i “buoni”. Gli italiani li vogliono conoscere e cos\u00ec c’\u00e8 chi addirittura quando passano per strada li tocca, quasi come fossero santi da venerare.<\/p>\n <\/p>\n E i politici? Per converso la classe politica diventa oggetto di scherno, di derisione, di accuse pesanti<\/strong> – ancora prima del famoso lancio di monetine a Bettino Craxi all’uscita dall’Hotel Raphael di Roma, ai funerali del giudice Giovanni Falcone, della moglie e della scorta i politici presenti vengono additati e apostrofati in malo modo dalla folla -, viene considerata indegna di rappresentare l’Italia. Ed \u00e8 anche per reazione a questo clima che la Lega Nord di Umberto Bossi, che \u00e8 ancora un movimento e in un secondo momento si trasformer\u00e0 in un partito, riscuote grande successo. Lo slogan principale? Neanche a dirlo, \u00abRoma ladrona\u00bb.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][vc_empty_space][\/vc_column][\/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” z_index=””][vc_column][vc_row_inner row_type=”row” type=”grid” text_align=”left” css_animation=””][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”2\/3″ offset=”vc_hidden-xs”][vc_raw_html]JTNDc2NyaXB0JTIwc3JjJTNEJTI3aHR0cHMlM0ElMkYlMkZnZW8uZGFpbHltb3Rpb24uY29tJTJGcGxheWVyJTJGeDdvcjcuanMlMjclMjBkYXRhLXZpZGVvJTNEJTI3eDg3d3Q0NSUyNyUyMGRhdGEtcGFyYW1zJTNEJTI3Y3VzdG9tQ29uZmlnJTVCY3VzdG9tUGFyYW1zJTVEJTNEYWR2b2ZmJTI2bXV0ZSUzRHRydWUlMjclM0UlM0MlMkZzY3JpcHQlM0U=[\/vc_raw_html][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][vc_row_inner row_type=”row” type=”full_width” text_align=”left” css_animation=””][vc_column_inner offset=”vc_hidden-lg vc_hidden-md vc_hidden-sm”][vc_raw_html]JTNDc2NyaXB0JTIwc3JjJTNEJTI3aHR0cHMlM0ElMkYlMkZnZW8uZGFpbHltb3Rpb24uY29tJTJGcGxheWVyJTJGeDdvcjcuanMlMjclMjBkYXRhLXZpZGVvJTNEJTI3eDg3d3Q0NSUyNyUyMGRhdGEtcGFyYW1zJTNEJTI3Y3VzdG9tQ29uZmlnJTVCY3VzdG9tUGFyYW1zJTVEJTNEYWR2b2ZmJTI2bXV0ZSUzRHRydWUlMjclM0UlM0MlMkZzY3JpcHQlM0U=[\/vc_raw_html][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_column][\/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” el_id=”Tangenti-in-cielo-in-terra-o-in-ogni-luogo” z_index=””][vc_column][vc_empty_space][vc_row_inner row_type=”row” type=”grid” text_align=”left” css_animation=””][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”2\/3″][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]<\/p>\n [\/vc_column_text][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]<\/p>\n di Arnaldo Liguori<\/p>\n [\/vc_column_text][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]\u00abTangenti per tutti i gusti: a percentuale o a forfait, pronti contanti o a rate, agganciate al dollaro o alla sterlina, pagate per strada o al cantiere, in pieno giorno o a tarda sera, in cielo, in terra o in ogni luogo\u00bb. Era questo il quadro tracciato da un pubblico ministero all\u2019inizio degli anni Novanta. Ancora oggi, dare una misura alla corruzione precedente all\u2019inchiesta Mani Pulite \u00e8 difficilissimo.<\/strong> Per farlo, occorre fare un passo indietro e tornare al decennio precedente al 1992, a quell\u2019epoca di ottimismo che permetteva ad un quotidiano nazionale, in prima pagina, di titolare: \u00abL\u2019Italia \u00e8 ricca e scopre il lusso\u00bb.[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=”813″ img_size=”full” qode_css_animation=”” qode_hover_animation=”zoom_in”][vc_empty_space][vc_column_text]Erano i \u00abdorati anni Ottanta\u00bb, quelli in cui si \u00abfaceva il denaro con il denaro\u00bb.<\/strong> Gli italiani iniziavano a giocare in borsa, la politica prometteva tutto a tutti e l\u2019economia cresceva di pari passo con il debito pubblico. La popolazione, stanca della lotta politica, degli anni di Piombo e delle stragi, iniziava a ripiegarsi nel privato e la \u00abMilano da bere\u00bb era la capitale di questo fervore nazionale.<\/p>\n <\/p>\n In quel decennio, il Prodotto interno lordo italiano quadruplic\u00f2. Tutti volevano una fetta della torta.<\/strong> La corruzione, che aveva sempre permeato alcuni strati sociali, crebbe a dismisura. Lo studioso Franco Cazzola, autore di uno dei pochi studi sulla corruzione negli anni Ottanta, ha stimato che in quel periodo circa 9mila miliardi di lire finissero ogni anno nelle mani dei corrotti. Stiamo parlando \u2013 tenendo conto dell\u2019inflazione \u2013 di circa 14 miliardi di euro odierni.<\/p>\n <\/p>\n \u00abPer farsi un\u2019idea, basta guardare i dati degli appalti\u00bb<\/strong>, spiega Cazzola. \u00abPrima di Mani Pulite, le imprese di costruzione si aggiudicavano gli appalti con un ribasso del 10 per cento rispetto alla base d\u2019aste. Dopo Mani Pulite, questo ribasso era del 40 per cento\u00bb. In pratica, quel 30 per cento di differenza erano le tangenti che finivano nelle tasche dei corrotti e che la comunit\u00e0 pagava, senza saperlo, per ogni opera pubblica.<\/p>\n <\/p>\n \u00abAi partiti \u2013 principalmente la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista \u2013 andava un 10-15 per cento\u00bb, chiarisce lo studioso, \u00abma l\u2019altro 15-20 per cento andava agli imprenditori. La corruzione non era un fatto esclusivamente politico, era l\u2019intera societ\u00e0 che viveva di corruzione\u00bb.<\/p>\n <\/p>\n A questo contesto, si univa un crescente noncuranza per la cosa pubblica.<\/strong> Gi\u00e0 nel 1980 il rapporto annuale del Censis sottolineava i \u00absempre pi\u00f9 evidenti rinserramenti nel proprio \u201cparticolare\u201d interesse\u00bb da parte degli italiani. La societ\u00e0 intera era \u00abportatrice di comportamenti microtrasgressivi e contemporaneamente di cultura della legalit\u00e0, promotrice dell\u2019utilizzo privato dei partiti in funzione di interesse personale e di carriera\u00bb, eppure pronta a condannare quegli stessi comportamenti.<\/p>\n <\/p>\n Secondo lo storico Aldo Giannuli, \u00abnon \u00e8 esagerato stimare che il volume complessivo della corruzione politica abbia toccato il 12-13 per cento del valore del Pil italiano<\/strong>. Questo avvenne solo in parte a spese di una parte dei contribuenti, la parte pi\u00f9 rilevante delle risorse venne sottratta alle generazioni future\u00bb. Dal 1980 al 1992, il debito pubblico raddoppi\u00f2, passando dal 55 al 108 per cento del Pil. Un macigno che ancora pesa sui giovani d\u2019oggi.[\/vc_column_text][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_raw_html]JTNDaWZyYW1lJTIwdGl0bGUlM0QlMjJEZWJpdG8lMjBwdWJibGljbyUyMGl0YWxpYW5vJTIyJTIwYXJpYS1sYWJlbCUzRCUyMkludGVyYWN0aXZlJTIwbGluZSUyMGNoYXJ0JTIyJTIwaWQlM0QlMjJkYXRhd3JhcHBlci1jaGFydC1oVDZZNiUyMiUyMHNyYyUzRCUyMmh0dHBzJTNBJTJGJTJGZGF0YXdyYXBwZXIuZHdjZG4ubmV0JTJGaFQ2WTYlMkYzJTJGJTIyJTIwc2Nyb2xsaW5nJTNEJTIybm8lMjIlMjBmcmFtZWJvcmRlciUzRCUyMjAlMjIlMjBzdHlsZSUzRCUyMndpZHRoJTNBJTIwMCUzQiUyMG1pbi13aWR0aCUzQSUyMDEwMCUyNSUyMCUyMWltcG9ydGFudCUzQiUyMGJvcmRlciUzQSUyMG5vbmUlM0IlMjIlMjBoZWlnaHQlM0QlMjI0MDAlMjIlM0UlM0MlMkZpZnJhbWUlM0UlM0NzY3JpcHQlMjB0eXBlJTNEJTIydGV4dCUyRmphdmFzY3JpcHQlMjIlM0UlMjFmdW5jdGlvbiUyOCUyOSU3QiUyMnVzZSUyMHN0cmljdCUyMiUzQndpbmRvdy5hZGRFdmVudExpc3RlbmVyJTI4JTIybWVzc2FnZSUyMiUyQyUyOGZ1bmN0aW9uJTI4ZSUyOSU3QmlmJTI4dm9pZCUyMDAlMjElM0QlM0RlLmRhdGElNUIlMjJkYXRhd3JhcHBlci1oZWlnaHQlMjIlNUQlMjklN0J2YXIlMjB0JTNEZG9jdW1lbnQucXVlcnlTZWxlY3RvckFsbCUyOCUyMmlmcmFtZSUyMiUyOSUzQmZvciUyOHZhciUyMGElMjBpbiUyMGUuZGF0YSU1QiUyMmRhdGF3cmFwcGVyLWhlaWdodCUyMiU1RCUyOWZvciUyOHZhciUyMHIlM0QwJTNCciUzQ3QubGVuZ3RoJTNCciUyQiUyQiUyOSU3QmlmJTI4dCU1QnIlNUQuY29udGVudFdpbmRvdyUzRCUzRCUzRGUuc291cmNlJTI5dCU1QnIlNUQuc3R5bGUuaGVpZ2h0JTNEZS5kYXRhJTVCJTIyZGF0YXdyYXBwZXItaGVpZ2h0JTIyJTVEJTVCYSU1RCUyQiUyMnB4JTIyJTdEJTdEJTdEJTI5JTI5JTdEJTI4JTI5JTNCJTBBJTNDJTJGc2NyaXB0JTNF[\/vc_raw_html][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]A quel tempo, il giornalista Giampaolo Pansa scriveva che la corruzione era dilagata \u00abtra quasi tutti i periti, tra i burocrati comunali, tra molti professionisti e imprenditori\u00bb<\/strong>, in \u00abuna sensazione diffusa di impunit\u00e0 che favorisce il pullulare di tanti piccoli Don Rodrigo\u00bb e produce \u00abinfine una rabbia senza rimedio dei cittadini privi di potere costretti ogni giorno a sbattere la faccia contro una realt\u00e0\u00bb che l\u2019allora Presidente dell\u2019Ordine degli architetti descrisse efficacemente con otto parole: \u00abOggi bisogna pagare anche per avere il dovuto\u00bb.<\/p>\n <\/p>\n Ed \u00e8 a quel punto che, all\u2019improvviso, tutti i nodi vennero al pettine<\/strong>. A livello collettivo \u2013 scrive lo storico Guido Crainz \u2013 si cominciava \u00aba vedere che la politica non solo tendeva a non occuparsi della societ\u00e0 (che le era sfuggita davanti gi\u00e0 da molto tempo) ma neppure dello Stato\u00bb.<\/p>\n <\/p>\n Quando nel 1992 scoppiarono le inchieste, la classe politica era quindi gi\u00e0 profondamente delegittimata<\/strong>. Fin dall\u2019inizio, un tifo da stadio circond\u00f2 l\u2019inchiesta giudiziaria. L\u2019Italia si trov\u00f2 immediatamente pronta a deplorare quel sistema che gi\u00e0 sapeva essere corrotto. E pi\u00f9 forte il popolo condannava i politici, pi\u00f9 assolveva s\u00e9 stesso.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_column][\/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” el_id=”Il-colpo-di-spugna-del-Decreto-Conso” z_index=””][vc_column][vc_empty_space][vc_row_inner row_type=”row” type=”grid” text_align=”left” css_animation=””][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”2\/3″][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]<\/p>\n [\/vc_column_text][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]<\/p>\n di Enrico Dallera<\/p>\n [\/vc_column_text][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]Tra le ultime picconate che hanno sancito la fine della Prima Repubblica, gi\u00e0 al centro della bufera nell’inchiesta di Tangentopoli, c’\u00e8 sicuramente la mancata approvazione del “decreto Conso”<\/strong>. Definito “colpo di spugna”, nel 1993 il decreto proposto dal ministro della Giustizia Giovanni Conso, che avrebbe depenalizzato il finanziamento illecito ai partiti, \u00e8 passato alla storia perch\u00e9 per la prima volta dalla nascita della Repubblica italiana l’allora presidente Oscar Luigi Scalfaro si rifiut\u00f2 di firmarlo, ritenendolo incostituzionale.[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=”815″ img_size=”full” qode_css_animation=”” qode_hover_animation=”zoom_in”][vc_empty_space][vc_column_text]<\/p>\n <\/p>\n Giovanni Conso, nato a Torino il 23 marzo 1922 e morto a Roma il 2 agosto 2015, era presidente emerito della Corte Costituzionale. Professore ordinario di procedura penale e autore di numerosi manuali, era stato nominato giudice costituzionale da Sandro Pertini il 25 gennaio 1982: eletto presidente della Consulta il 18 ottobre 1990, aveva esercitato fino al 3 febbraio 1991. Come ministro della Giustizia prese il posto del socialista Claudio Martelli: oltre al caso legato a Mani Pulite, nel marzo 1993 scelse di non rinnovare oltre 300 provvedimenti di “41 bis” a mafiosi sottoposti a carcere duro. Per questo motivo era stato iscritto nel registro degli indagati nell\u2019ambito dell\u2019inchiesta di Palermo sulla trattativa Stato-Mafia. Trattativa di cui ha sempre negato l\u2019esistenza, sottolineando di aver preso quella decisione per fermare la minaccia di altre stragi.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Giovanni Conso \u00e8 stato Guardasigilli in una delle fasi pi\u00f9 difficili, se non la pi\u00f9 critica, nella storia dei rapporti tra politica e giustizia. Il 5 marzo 1993, il governo del premier Giuliano Amato var\u00f2 un decreto, proposto appunto da Conso, che depenalizzava il reato di finanziamento illecito ai partiti. Il decreto, che recepiva un testo gi\u00e0 discusso e approvato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato, conteneva una norma che ai sensi dell’articolo 2 del codice penale avrebbe avuto un valore retroattivo e quindi avrebbe compreso anche gli inquisiti di Mani Pulite.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Le inchieste di Tangentopoli correvano il serio rischio di insabbiarsi. La Procura di Milano guidata dai magistrati Francesco Saverio Borrelli e Antonio Di Pietro grid\u00f2 allo scandalo, cos\u00ec come l’opinione pubblica e i media. Una rivolta fortissima, sostenuta anche dal clima che si viveva in quel periodo in Italia, che convinse il presidente Scalfaro a non firmare il testo, nonostante la difesa del premier Amato che riteneva il decreto una soluzione politica necessaria. Non mancarono pesanti ripercussioni anche all’interno dell’esecutivo: Carlo Ripa di Meana, ministro dell’Ambiente, rassegn\u00f2 le dimissioni dopo aver votato contro.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Nonostante il documento porti il nome del ministro Giovanni Conso, in realt\u00e0 tenne i contatti con il Quirinale \u2013 ai fini della sua emanazione \u2013 lo stesso presidente del Consiglio Giuliano Amato. Conso offr\u00ec immediatamente le dimissioni all’indomani della scelta del presidente della Repubblica di non firmare il decreto, dettata da esigenze sopravvenute in seguito alla protesta dei magistrati della Procura di Milano. A quel punto, consapevoli della sua totale estraneit\u00e0 alla vicenda, Amato e Scalfaro scagionarono il ministro della Giustizia agli occhi dell’opinione pubblica, inducendolo a ritirare le dimissioni e confermandolo nel successivo governo di Carlo Azeglio Ciampi.[\/vc_column_text][vc_empty_space][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_column][\/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” z_index=””][vc_column][vc_row_inner row_type=”row” type=”grid” text_align=”left” css_animation=””][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”2\/3″ offset=”vc_hidden-xs”][vc_raw_html]JTNDc2NyaXB0JTIwc3JjJTNEJTI3aHR0cHMlM0ElMkYlMkZnZW8uZGFpbHltb3Rpb24uY29tJTJGcGxheWVyJTJGeDdvcjkuanMlMjclMjBkYXRhLXZpZGVvJTNEJTI3eDg3eWIxbSUyNyUyMGRhdGEtcGFyYW1zJTNEJTI3Y3VzdG9tQ29uZmlnJTVCY3VzdG9tUGFyYW1zJTVEJTNEYWR2b2ZmJTI2bXV0ZSUzRGZhbHNlJTI3JTNFJTNDJTJGc2NyaXB0JTNF[\/vc_raw_html][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][vc_row_inner row_type=”row” type=”full_width” text_align=”left” css_animation=””][vc_column_inner offset=”vc_hidden-lg vc_hidden-md vc_hidden-sm”][vc_raw_html]JTNDc2NyaXB0JTIwc3JjJTNEJTI3aHR0cHMlM0ElMkYlMkZnZW8uZGFpbHltb3Rpb24uY29tJTJGcGxheWVyJTJGeDdvcjkuanMlMjclMjBkYXRhLXZpZGVvJTNEJTI3eDg3eWIxbSUyNyUyMGRhdGEtcGFyYW1zJTNEJTI3Y3VzdG9tQ29uZmlnJTVCY3VzdG9tUGFyYW1zJTVEJTNEYWR2b2ZmJTI2bXV0ZSUzRGZhbHNlJTI3JTNFJTNDJTJGc2NyaXB0JTNF[\/vc_raw_html][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_column][\/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” el_id=”Sipario-sulla-Prima-Repubblica” z_index=””][vc_column][vc_empty_space][vc_row_inner row_type=”row” type=”grid” text_align=”left” css_animation=””][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”2\/3″][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]<\/p>\n [\/vc_column_text][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]<\/p>\n di Simone Stimolo<\/p>\n [\/vc_column_text][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]Rivoluzione popolare o intifada pilotata? Giustizia preventiva o errore storico? La fine di un sistema o solo l’inizio del “vaffa”?<\/strong> Il 30 aprile del 1993, un anno dopo la deflagrazione dell’inchiesta Mani Pulite, davanti all’hotel Rapha\u00ebl di Roma cal\u00f2 il sipario su quello che, obtorto collo, era divenuto uno dei simboli, se non\u00a0il simbolo, di Tangentopoli, il leader socialista Bettino Craxi. E insieme sull’intera classe politica che aveva accompagnato la nascita dell’Italia repubblicana, la cosiddetta Prima Repubblica. Un sipario amaro, azionato da una pioggia di monetine contro Craxi e la sua scorta.<\/p>\n <\/p>\n Il piglio e il carisma dell’uomo politico che aveva guidato per anni l’Italia in una dimensione europea, che aveva tenuto testa agli americani, che aveva rotto i rapporti di parentela con il comunismo di qua e di l\u00e0 dalla Cortina, non bastavano pi\u00f9: il destino di Craxi sarebbe stato quello di riparare ad Hammamet, in esilio forzato, mentre si sfogava la tempesta giudiziaria. Non sarebbe pi\u00f9 rientrato.[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=”817″ img_size=”full” qode_css_animation=”” qode_hover_animation=”zoom_in”][vc_empty_space][vc_column_text]<\/p>\n <\/p>\n Craxi era reduce dal voto della Camera che per 4 volte su 6 neg\u00f2 l’autorizzazione a procedere per le accuse di \u00a0corruzione e ricettazione nell’ambito di Mani Pulite. Un risultato, in fondo positivo, raggiunto al culmine di un duro discorso – il \u00a029 aprile a Montecitorio \u2013 del leader socialista che sottolineava come il finanziamento alla politica (tutta) fosse soprattutto e inevitabilmente “irregolare e illegale”. Ma il vento era cambiato.<\/p>\n Gli annali hanno raccontato di un Craxi avvisato del\u00a0 rischio di uscire dalla porta principale del Rapha\u00ebl (dove aveva la sua residenza romana) consigliando una poco nobile “fuga” dal retro. Fedele al suo carattere, ma sottovalutando quello che stava accadendo nella piazza e nel Paese, Craxi scelse la porta principale. Trov\u00f2 le monetine, i cori da stadio, la gente che sventolava banconote da mille lire \u00a0(“Vuoi anche queste?”), una telecamera del Tg3 che consegn\u00f2 la vicenda alla cronaca e alla Storia.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Nel ricordo del giornalista Filippo Facci – che a quella sera ha dedicato il libro \u201c30 aprile 1993. Bettino Craxi, \u00a0l\u2019ultimo giorno di una Repubblica e la fine della politica\u201d- \u00abc\u2019erano quelli del MSI, della Lega, c\u2019erano i reduci \u00a0di un comizio di Achille Occhetto in Piazza Navona, passarono di l\u00ec anche molti studenti del Liceo Mamiani che \u00a0erano in corteo: nell\u2019insieme fu pi\u00f9 che sufficiente per far scrivere a tutti che quella era l\u2019Italia\u00bb. Che fosse o \u00a0meno l’Italia, di sicuro l’Italia credette davvero di riconoscersi in quelle immagini, una manciata di secondi, ma sufficienti a dire basta. O a credere di dirlo, che poi \u00e8 la stessa cosa. Un sentimento collettivo e la sua rappresentazione plastica (non l’unica – chi l’ha vista, non ha dimenticato la drammatica deposizione in Aula, nel dicembre di \u00a0quell’anno, di Arnaldo Forlani – certo la pi\u00f9 emblematica).<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n A quasi 30 anni dall’episodio e a 22 dalla sua morte, su Craxi non \u00e8 ancora stata scritta la parola definitiva della Storia: la volont\u00e0 di \u00a0riabilitazione portata avanti negli anni da figli ed ex compagni almeno sul suo ruolo di statista (lo stesso di \u00a0Sigonella o dei trattati europei) non si pu\u00f2 dire soddisfatta da qualche strada intitolata qua o l\u00e0, n\u00e9 dal film “Hammamet” di Gianni Amelio, che non ha di fatto aperto una breccia nella riflessione collettiva. Ma quel passaggio fu comunque definitivo anche per tutta una classe politica e per la considerazione che gli italiani avevano fino a quel momento delle istituzioni.<\/p>\n <\/p>\n Se \u00e8 vero che seconde, terze\u00a0 e forse quarte repubbliche sono titoli pi\u00f9 che passaggi costituzionali, quanto successe il 30 aprile 1993 non fu gattopardesca polvere negli occhi. Con la fine di una classe politica (dei partiti di allora, si sa, \u00e8 rimasto solo la Lega, all’epoca l’anticasta per eccellenza) e l’avvento di una nuova (nel 1994 arrivarono Berlusconi e Forza Italia), cambiarono davvero clamorosamente l’approccio e il linguaggio della politica e improvvisamente le istituzioni,\u00a0persa qualsiasi residua sacralit\u00e0, divennero anche meno “distanti”. Abbattute le barriere tra il rappresentante e il rappresentato, con il tempo sono venute meno la forma e pure la sostanza. Cos\u00ec quella\u00a0 gogna (che a distanza di 29 anni tanti condannano) \u00e8 in realt\u00e0 diventata – con i \u00a0social, certo, ma gi\u00e0 prima – l’orizzonte di intere carriere. Non \u00e8 tanto lo scandalo (giudiziario o meno), ma il tasso di indignazione quello che conta. Pu\u00f2 bastare un tweet a far partire le monetine. Davvero era questo l’obiettivo di quella piazza?[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_column][\/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” el_id=”La-stagione-dei-suicidi” z_index=””][vc_column][vc_empty_space][vc_row_inner row_type=”row” type=”grid” text_align=”left” css_animation=””][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”2\/3″][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]<\/p>\n [\/vc_column_text][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]<\/p>\n di Cristiana Mariani<\/p>\n [\/vc_column_text][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]Quarantuno. Quarantun nomi e cognomi. Quarantun persone che si sono tolte la vita a causa, diretta o indiretta, dell’inchiesta giudiziaria Mani Pulite e delle sue ramificazioni.<\/strong> Ma anche dei sospetti che il clima che si era creato in Italia all’inizio degli anni Novanta aveva ingenerato. Suicidi, al contrario di quanto si potrebbe pensare, messi in atto soprattutto da persone – imprenditori, professionisti o figure politiche – che non erano in carcere e, in alcuni casi, non erano neppure indagate.<\/p>\n <\/p>\n Per cercare di capire le ragioni di questo fenomeno – trattandosi di 41 casi non li si pu\u00f2 immaginare come episodi isolati – bisogna tornare con la mente a quei primi anni Novanta, a quello stigma sociale su cui pesava chiunque fosse anche solo sfiorato da Tangentopoli e dai suoi numerosi rivoli. L’arresto di Mario Chiesa, avvenuto il 17 febbraio 1992, e i conseguenti provvedimenti – compresi quelli di custodia cautelare in carcere di cui poi il pool di magistrati \u00e8 stato accusato di fare un uso troppo disinvolto – aveva fatto schierare l’opinione pubblica completamente dalla parte dei magistrati e contro politici, imprenditori e funzionari pubblici.[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=”847″ img_size=”full” qode_css_animation=”” qode_hover_animation=”zoom_in”][vc_empty_space][vc_column_text]<\/p>\n <\/p>\n Il primo a togliersi la vita nell’ambito di Mani Pulite \u00e8 stato Franco Franchi, coordinatore della Usl 75 di Milano uccisosi nel maggio del 1993, due mesi prima di Giuseppe Rosato, un messo comunale di Trecate, in provincia di Novara, sul cui conto \u00e8 stato trovato un deposito di un miliardo. Franchi non era coinvolto nelle indagini, ma era consapevole del fatto che prima o poi sarebbe finito sotto la lente della magistratura. A uccidersi poco dopo sono stati anche Renato Morese, segretario del Partito socialista di Lodi, Giuseppe Rosato, Mario Luciano Vignola e l’imprenditore di Como Mario Comaschi. Politici, ma non solo quindi: il cerchio si stringe anche attorno a imprenditori e funzionari. Un cerchio della vergogna, si potrebbe dire.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Il 2 settembre 1992 si toglie la vita Sergio Moroni, deputato del Partito socialista e tesoriere del partito in Lombardia. Tre gli avvisi di garanzia che gli erano stati recapitati. Prima di spararsi un colpo di fucile alla testa nella cantina della sua casa di Brescia, Moroni scrive una lettera indirizzata all’allora presidente della Camera, Giorgio Napolitano, in cui parla di sciacallaggio, processo sommario e violento e dichiara di essere innocente. A togliersi la vita in carcere \u00e8 invece Gabriele Cagliari, presidente dell’Eni. Si uccide soffocandosi con un sacchetto di plastica e anch’egli lascia lettere in cui parla di gogna mediatica alla quale era stato sottoposto. Il nome che per\u00f2 fa pi\u00f9 scalpore \u00e8 quello di Raul Gardini, manager a capo del colosso del settore agroalimentare della famiglia Ferruzzi di Ravenna. Gardini si toglie la vita nella sua casa di Milano dopo essere stato indagato per una tangente da 150 miliardi di lire nell’affare Enimont. Non viene arrestato, ma si suicida pensando che potrebbe presto finire in manette.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Che Antonio Di Pietro e tutto il pool di Mani Pulite fossero magistrati scomodi e che in tanti volessero eliminarli era ipotizzabile e sotto gli occhi di tutti: la loro azione stava scardinando un sistema che vigeva da decenni. C’era per\u00f2 chi voleva passare dalle parole ai fatti e cos\u00ec ecco arrivare attacchi di vario genere. Come “Gli uccideremo il figlio”, la minaccia nei confronti di Antonio Di Pietro inviata dalla Falange Armata, organizzazione terroristica salita alla ribalta in Italia nei primi anni Novanta. Non solo. Secondo il giornalista Marco Travaglio, Silvio Berlusconi avrebbe inviato un fax alla redazione de Il Giornale, di cui era proprietario il fratello Paolo, ordinando di \u00absparare a zero sul pool\u00bb. Ma il direttore de Il Giornale all’epoca era Indro Montanelli e il condirettore era Federico Orlando ed entrambi si sarebbero rifiutati di obbedire.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][vc_empty_space][\/vc_column][\/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” z_index=””][vc_column][vc_row_inner row_type=”row” type=”grid” text_align=”left” css_animation=””][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”2\/3″ offset=”vc_hidden-xs”][vc_raw_html]JTNDc2NyaXB0JTIwc3JjJTNEJTI3aHR0cHMlM0ElMkYlMkZnZW8uZGFpbHltb3Rpb24uY29tJTJGcGxheWVyJTJGeDdvcjcuanMlMjclMjBkYXRhLXZpZGVvJTNEJTI3eDg3d3Q0MiUyNyUyMGRhdGEtcGFyYW1zJTNEJTI3Y3VzdG9tQ29uZmlnJTVCY3VzdG9tUGFyYW1zJTVEJTNEYWR2b2ZmJTI2bXV0ZSUzRHRydWUlMjclM0UlM0MlMkZzY3JpcHQlM0U=[\/vc_raw_html][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][vc_row_inner row_type=”row” type=”full_width” text_align=”left” css_animation=””][vc_column_inner offset=”vc_hidden-lg vc_hidden-md vc_hidden-sm”][vc_raw_html]JTNDc2NyaXB0JTIwc3JjJTNEJTI3aHR0cHMlM0ElMkYlMkZnZW8uZGFpbHltb3Rpb24uY29tJTJGcGxheWVyJTJGeDdvcjcuanMlMjclMjBkYXRhLXZpZGVvJTNEJTI3eDg3d3Q0MiUyNyUyMGRhdGEtcGFyYW1zJTNEJTI3Y3VzdG9tQ29uZmlnJTVCY3VzdG9tUGFyYW1zJTVEJTNEYWR2b2ZmJTI2bXV0ZSUzRHRydWUlMjclM0UlM0MlMkZzY3JpcHQlM0U=[\/vc_raw_html][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_column][\/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” el_id=”Politici-tangenti-carcere-cusani” z_index=””][vc_column][vc_empty_space][vc_row_inner row_type=”row” type=”grid” text_align=”left” css_animation=””][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”2\/3″][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]<\/p>\n [\/vc_column_text][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]<\/p>\n di Andrea Gianni<\/p>\n [\/vc_column_text][vc_separator type=”normal” up=”32″ down=”32″][vc_column_text]\u00abErano spaesati, entravano in carcere in giacca e cravatta<\/strong>. Ricordo uno di loro che, alla mia domanda, rispose che per mestiere costruiva ponti in Giappone\u00bb. Lo psicologo Angelo Aparo lavorava nel servizio allestito dal carcere di San Vittore per prevenire i suicidi quando, nei primi anni ’90, i “miliardari” entrarono nei penitenziari<\/strong>. Uno di loro, Sergio Cusani, agli arresti per la maxi-tangente Enimont, partecip\u00f2 dal settembre 1997 al primo Gruppo della Trasgressione, un’iniziativa creata da Aparo per il recupero dei detenuti attraverso l\u2019auto-percezione delle proprie responsabilit\u00e0, ancora attiva a Opera, Bollate e San Vittore. Condivideva il percorso con 19 persone finite in cella per rapine, spaccio e altri reati.<\/p>\n <\/p>\n \u00abCon Cusani il gruppo decoll\u00f2 – ricorda Aparo – perch\u00e9 con la sua influenza era in grado di coinvolgere e portare in visita in carcere politici, giornalisti e personaggi del mondo dello spettacolo\u00bb<\/strong>. Ornella Vanoni e Roberto Vecchioni, Enzo Biagi e Fabio Fazio, Enzo Jannacci e Piero Chiambretti, solo per citare alcuni nomi. Presenze inedite nelle carceri, cos\u00ec come quelle (prima degli anni ’90 pi\u00f9 sporadiche) di detenuti \u00abappartenenti alle alte sfere\u00bb.<\/p>\n <\/p>\n Aparo, che ha trascorso tutta la sua vita professionale nelle carceri, vuole sfatare un luogo comune.<\/strong> \u00abDalla mia esperienza non ci sono mai stati problemi con i detenuti comuni – spiega – anzi si creava una sorta di “maternage”. Per un detenuto comune prendere un miliardario sotto la propria ala protettiva significava aprire le porte a futuri benefici e opportunit\u00e0, in un meccanismo dettato pi\u00f9 che dal buon cuore dalla convenienza. Cos\u00ec un miliardario, che all’inizio viveva il carcere come un incubo, alla fine maturava la convinzione che i detenuti fossero le persone pi\u00f9 buone del mondo. L’esperienza per\u00f2 era senza dubbio dolorosa, per chi non aveva mai conosciuto la reclusione e soprattutto la vergogna nei confronti di figli, parenti e amici. Alcuni si sono suicidati, lo stesso Cusani soffriva\u00bb.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=”1\/6″][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_column][\/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern”][vc_column][vc_empty_space height=”64px”][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":" [vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” css=”.vc_custom_1647511858391{background-image: url(https:\/\/inchieste.quotidiano.net\/manipulite\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2022\/03\/Mani-Pulite-copertine3-1.jpg?id=1020) !important;background-position: center !important;background-repeat: no-repeat !important;background-size: cover !important;}” z_index=”” el_class=”fullwidth-box” background_image=”686″][vc_column][vc_empty_space height=”64px” el_class=”header-image-space”][vc_column_text] 1992: Tangentopoli e il crollo di una Repubblica [\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” z_index=”” el_class=”inline-menu”][vc_column][vc_raw_html]JTVCbWVudSUyMG5hbWUlM0QlMjJNYW5pUHVsaXRlJTIyJTVE[\/vc_raw_html][\/vc_column][\/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”grid” angled_section=”no”…<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"full_width.php","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-835","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/inchieste.quotidiano.net\/manipulite\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/835","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/inchieste.quotidiano.net\/manipulite\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/inchieste.quotidiano.net\/manipulite\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/inchieste.quotidiano.net\/manipulite\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/inchieste.quotidiano.net\/manipulite\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=835"}],"version-history":[{"count":25,"href":"https:\/\/inchieste.quotidiano.net\/manipulite\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/835\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1023,"href":"https:\/\/inchieste.quotidiano.net\/manipulite\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/835\/revisions\/1023"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/inchieste.quotidiano.net\/manipulite\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=835"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}
\n<\/span>Dur\u00f2 poco. Giusto un paio d\u2019anni prima che il pool (Di Pietro \u00a0ma anche Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo) coordinato da Gerardo D\u2019Ambrosio e dal capo Saverio Borrellli, agli occhi di una parte di opinione pubblica perdesse il \u201ctocco magico\u201c. In mezzo c\u2019era stato il processo al finanziere Sergio Cusani, braccio destro dell\u2019imprenditore Raul Gardini inventore della \u00abmadre di tutte le tangenti\u00bb, quella da 175 miliardi per l\u2019affare Enimont (Gardini e Gabriele Cagliari, l\u2019ex presidente Eni, si tolsero la vita). <\/span><\/p>\nQuando i magistrati diventano superstar<\/h2>\n
\u00abTangenti in cielo, in terra o in ogni luogo\u00bb<\/h2>\n
Il Decreto Conso, il <\/strong>\u00abcolpo di spugna<\/strong>\u00bb a Mani Pulite<\/strong><\/h2>\n
Giovanni Conso, chi era<\/strong><\/h4>\n
Il decreto contestato<\/strong><\/h4>\n
La rivolta e la bocciatura di Scalfaro<\/strong><\/h4>\n
Il retroscena<\/strong><\/h4>\n
Quelle monetine contro Craxi e la fine di un sistema politico: sipario sulla Prima Repubblica<\/strong><\/h2>\n
Lo scenario<\/strong><\/h4>\n
Chi c’era<\/strong><\/h4>\n
L’eredit\u00e0<\/strong><\/h4>\n
La stagione dei suicidi e gli attacchi a Di Pietro<\/strong><\/h2>\n
Le prime tragedie<\/strong><\/h4>\n
I nomi eccellenti<\/strong><\/h4>\n
Gli attacchi a Di Pietro<\/strong><\/h4>\n
Quando politici e miliardari entrarono in carcere<\/strong><\/h2>\n